ANIMALI MITOLOGICI
Il grifone è una creatura leggendaria con il corpo di leone e la testa d'aquila.
La maggiore frequenza di rappresentazione di questa creatura ibrida si riscontra nell'arte minoico/micenea e greca, tuttavia si trovano alcune figure archetipe, o comunque correlabili ad essa, in diverse civiltà del Mediterraneo e dell'Asia Anteriore[1].
In Egitto, la più antica raffigurazione che può ricordare un grifone si può osservare sulla "tavolozza dei due cani", del periodo predinastico (5.500 - 3.100 a.C.), rinvenuta a Ieracompoli[2][3]. Mentre non si hanno più sue rappresentazioni note per tutto l'Antico Regno, riappare in alcune tombe di alti ufficiali presso Beni Hasan e Bersheh nel Medio Regno.
Un altro possibile archetipo del grifone si potrebbe invece individuare nel terribile Anzû, personificazione del vento di tempesta e della pioggia, rappresentato o citato fin dal III millennio a.C. nei rilievi sumeri ritrovati presso Telloh[4], sebbene fosse rappresentato non con la testa di aquila, ma di leone. Un'altra creatura con una descrizione simile è Asakku, anch'esso spirito della tempesta, demone portatore delle malattie e delle infermità[5]. Presso le mitologie mesopotamiche le creature costituite dall'unione di più animali rapaci o con serpenti erano demoni o divinità dalle caratteristiche nefaste.
Affresco con Grifone nella sala del trono a Cnosso.
Tale figura ibrida si diffuse lentamente nell'immaginario di diverse popolazioni, anche per via del sincretismo che caratterizzava le religioni dell'epoca, non senza però differenziarsi e adattarsi al contesto culturale e mitologico; ad esempio i grifoni della sala del trono di Cnosso, a Creta, si distinguono per essere privi di ali, per le piume voluminose che sovrastano il muso d'aquila e per il corpo da generico felino, più simile al leopardo che al leone. Nel complesso, erano abbastanza comuni nell'arte minoico/micenea.
Presso i greci era legato al culto solare, rivestendo un ruolo di compagno-servo di Febo o Apollo. In uno dei miti greci i grifoni erano in eterna lotta contro il favoloso popolo settentrionale degli Arimaspi che tentano di rapire il tesoro di Apollo da essi custodito[1]. Ad Atene la figura del grifone fu resa popolare anche per via della sua adozione quale simbolo da parte della dinastia achemenide. Celebri sono i due grifoni di Ascoli Satriano in marmo policromo, presumibilmente opera di un maestro della Daunia o magno greco apulo; questi sono raffigurati con grandi ali colorate e non da rapace, becco d'aquila, collo di serpente o comunque rettiliano, corpo di leone.
Trova una forma quasi definitiva nell'immaginario collettivo greco dopo il 400 a.C. con la diffusione di due opere, Le Storie (Ἰστορίαι, Historìai) di Erodoto di Alicarnasso (descritto come abitante dei monti tra gli Iperborei e gli Arimaspi, dove custodiva l'oro del Nord) e con La Storia della Persia (Περσικά) di Ctesia di Cnido.

Nella letteratura fantastica gli orchi sono creature malvagie, simile a uomini, ma con connotazioni bestiali e non raramente demoniache. L'esempio più celebre di orco della narrativa fantasy (e l'ispirazione di molte altre varianti) sono quelli che compaiono nelle opere di J. R. R. Tolkien, ispirati agli orchi della mitologia germanica e in particolare a quelli del Beowulf. Molte opere fantasy riprendono sostanzialmente il modello di Tolkien; altre si rifanno anche, in qualche misura, alla tradizione folcloristica degli orchi delle fiabe, ben diversi da quelli di Tolkien (in inglese si usano infatti due parole diverse per l'orco di Tolkien e del Beowulf, orc, e per l'orco delle fiabe, ogre; per riprodurre questa distinzione alcune traduzioni de Il Signore degli Anelli riportano come "orchetto" il termine usato da Tolkien).



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